#10ModiDiDire – “Casa mia, casa mia, pur piccina che tu sia, resti casa mia”…

Questa “lunga” dieci modi termina con il sesto episodio dei rapporti con la famiglia, con i parenti e la propria casa. Il modo dialettale con cui i nostri avi biellesi, indicavano le situazioni di vita domestica, sono ancora tutte oggi attuali, e spesso capita anche a noi, di usare le stesse espressioni. Questa puntata conclusiva avrà come argomentazione principale: la casa. Quel luogo dove passiamo gran parte del nostro tempo, e che è forse, l’unico vero rifugio accogliente dal mondo esterno.

1) “Maria cula ca che ‘d véggio nuṅ sa”. Un’abitazione deve avere memoria, altrimenti non ha valore, dalle parti di Campiglia Cervo. (Triste quella casa che non sa di vecchio).

2) “Ca nòssa e pö pü”. Per i portulesi casa loro è unica, e non stanno bene da nessun’altra parte. (Casa nostra e poi più).

3) “Į é gnüṅ pòst ca s’astaga bèṅ mé a ca nòsa”. Persino a Pollone amano stare in casa loro, piuttosto che altrove. (Non c’è nessun luogo dove si sta bene come  a casa propria).

4) “Bicér e pòṅ ca nòssa maṅcu mai̯”. Gli abitanti di Soprana amano i proverbi enogastronomici, per descrivere casa propria. (Bicchieri e pane in casa nostra non mancano mai).

5) “L’è mèi̯ aṅ ciǘs ca nṓscia che ‘ṅ palàs ca ‘d n’aṷt”. Nella frazione di Mosso Santa Maria: Sella di Mosso, non gradiscono le grandi ricchezze altrui, e preferiscono il calore di casa propria. (È meglio il chiuso del maiale di casa nostra che un palazzo in casa altrui).

6) “La ca da sté dinte, l’òrt da cunté ‘l palaṅche”. Ad Andorno Micca non conta la dimensione della casa, perché deve solo avere tutto ciò di cui si ha bisogno e null’altro. (La casa grande da porteci stare dentro e un orto al quale basti dare un’occhiata, per contare i paletti dello steccato che lo recinge).

7) “Ca tant par asté e tèrra a vista d’éggio”. A Rosazza si accontentano anche di poco, ma certi “optional” devono essere di grandi dimensioni… (Una casa grande quel tanto che basti per abitarvi, e terra da coltivare a perdita d’occhio).

8) “An iṅfèrn as nës, aṅ paradìs a smëi̯i̯a”. Per la gente di Montesinaro il proprio paese è il migliore, anche se può sembrare che non sia effettivamente così. (Si nasce in inferno e sembra il paradiso).

9) “Ògni nisél al sò ni al lu tróva bél”. Per i piedicavallesi il più bel paese è solo il loro. (Ogni uccello trova bello il suo nido).

10) “Gram par cul niscèl ca ‘l tróva gniṅ bèl antì ca l’a fac al ni”. Non sei una persona felice, se non ami il tuo paese: il Favaro! (Disgraziato quell’uccello a cui non piace il posto dove ha fatto il nido).

© Fotografia di 50 Sfumature di Biella

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