#10ModiDiDire: tempismo o conquista occasionale, come ci si esprime in provincia e con quali riferimenti… parte prima!

Le maniere per ricordare occasioni propizie o per sfruttare la tempestività, in questa “strana” provincia, sono molte e varie.Questa nuova selezione dei dieci “ModiDidire”, propone una prima selezione “biellesizzata”, su come gli stessi lanieri, si pongono attraverso i vecchi detti popolari, verso le circostanze favorevoli. Come sempre, le regole di scrittura dei vari detti, seguono strettamente quelle usate in passato, e che possono variare di zona in zona… Questi modi di comunicare, sono divisi in due “puntate”, poiché il loro assortimento è davvero vasto e interessante, per essere elencato in una sola volta.

A Montesinaro quando ogni cosa è fatta o avviene a suo tempo, usano dire: Ògni früt a l’a la sua stagiùṅ” (Ogni frutto ha la sua stagione).

Nella zona di Pavignano, usano: “Sücca e mluṅ a la sua stagiùṅ” (Zucca e melone alla loro stagione).

Un solo luogo, ma tanti differenti modi di comunicare a stessa idea, come a Sordevolo, che usano citare: Ògni ròba par sua stagiùṅ” (Ogni cosa per la sua stagione).

Il capoluogo provinciale non si discosta molto dalla dialettica delle valli, se non per la modesta semplicità… : Ògni ròba a la sua óra” (Ogni cosa alla sua ora).

Fare le cose nel tempo giusto, ha un solo senso a Torrazza: “Vènta gni spiciàr ca ‘l parél al buįa par andàr al mulìṅ” (Non si deve aspettare che l’acqua bolla nel paiolo, per andare “per farina” al mulino).

Il tempo non si spreca a Verrone, dove dicono: “Sciù ca ‘s pó fé ‘ṅché spècia gni ‘dmàṅ” (Non aspettare domani per fare ciò che puoi fare oggi).

Ogni cosa va fatta accortamente nel momento opportuno a Piedicavallo, dove usano dire: “Al fòl a l’é da ʃuélu a sò tèmp” (Il matto va giocato a suo tempo). In quest’occasione, “il matto” è un riferimento a quello usato nel gioco dei tarocchi.

Al Favaro, sull’agire al momento opportuno o non avere pregiudizi avventati, sono soliti pensare: “Vènta s-cé nòc par dé la buṅa sèįra” (Bisogna aspettare la notte per dare la buona sera). Di questa forma, esiste un secondo modo di esprimere il medesimo concetto: “Vènta s-cé la sèįra par dé la buṅa nòc”. La variazione riguarda l’arco temporale di utilizzo. Infatti, in questa variante, si scambia la “buona sera” con la “buona notte”.

Sulla tempestività, a Campiglia Cervo hanno le idee ben chiare: “A l’é nèṅ tüt rivéįe a témp, a l’è rivéįe a óra” (Non basta arrivare in tempo, bisogna arrivare nel momento più opportuno).

Il tempo è tutto, ma a Pollone sanno che le cose vanno fatte bene: “A val gni córi, l’è rivéįi a tèmp” (Non serve correre, l’importante è arrivare in tempo).

Ricordiamo che, questo simbolo ʃ”, va interpretato e letto, come la “g” di “gatto”. Termina questa prima trance di dialettica popolare inerente alla tempestività e alle occasioni propizie. Se volete contribuire, Vi invitiamo a mandarci i vostri “detti” all’indirizzo mail: 50sfumaturedibiella@gmail.com .