#ScrittoriBiellesi – Intervista a Edoardo Dantonia

Edoardo Dantonia è un giovane ragazzo biellese con la passione per la letteratura. Tanta è la sua voglia di scrivere, da decidere di “sfogarla” con la stesura di un libro.
Il tomo che ha deciso di scrivere, intitolato “Rivolta alla Locanda”, racconta molto di lui e delle sue passioni letterarie.
Dentro al racconto di Edoardo, troverete un’enorme “pezzo” della letteratura mondiale, a cui il “nostro” giovane scrittore si è ispirato. La “Rivolta alla Locanda” rispecchia molto la società moderna, fatta di follia, amore per la vita, speranza, fede e carità. In questa intervista tuttavia, conoscerete solo un piccola parte di Edoardo.
Mentre, attraverso il suo libro potrete, forse, capire molto di più lui. Ah! dimenticavo… Rivolta alla Locanda è davvero divertente, e penso che potrebbe esserlo anche per voi.

Edoardo racconta chi sei…
Non amo molto parlare di me. Preferisco sempre che siano i miei racconti, a farlo al posto mio. Ad ogni modo, basti accennare alla mia passione per la scrittura. La coltivo da quando ho iniziato ad addentrarmi nel mondo della letteratura, ovvero quando ho iniziato frequentare il Liceo Classico. Dopo anni di piccole e sporadiche esperienze, Dio mi ha concesso la grazia di vedere pubblicato un primo racconto. Per questo devo ringraziare la Berica Editrice, che ha deciso di editare “Rivolta alla Locanda”. Spero sia solo il primo, di una lunga serie…

Di cosa parla il tuo libro e cosa ti ha portato a scriverlo?
Il racconto parla di me e di voi, di tutti insomma. Il leitmotiv è infatti il dogma secondo cui non ci si salva da soli, e in cui io credo fermamente. Da cristiano, parlo di una salvezza ultraterrena. Anche se comprendo l’ostilità con la quale si potrebbe accogliere tale concetto oggigiorno. Ma la salvezza di cui tratto, può essere letta in una chiave più laica, diciamo. Anzi, una non esclude l’altra. Poiché credo che la salvezza divina, non elimina la salvezza terrena. Dalle nostre brutture, dalla malinconia, dalla disperazione veniamo infatti salvati dagli altri: non è mai uno sforzo di volontà da solo a coglierci dall’abisso, ma bensì due occhi che ci guardano e una mano che ci trae. Ho voluto condividere questo pensiero, come mia personale esperienza di “salvazione” con gli altri. Non voglio insegnare nulla o fare della banale morale, ma soltanto farvi partecipare.

Da dove nasce la tua voglia di scrivere?
Di scrivere ho sempre avuto voglia. Scrivere racconti invece, è una passione che ho sviluppato solamente da poco tempo, da circa un anno e mezzo. A mio parere, raccontare è la forma più alta di letteratura. Che si tratti di poesie, di romanzi o di canzoni, raccontare costituisce uno dei doni più grandi che si possa fare agli uomini. Attraverso il racconto, l’uomo riceve nelle proprie mani vite da vivere, emozioni da provare, occhi attraverso cui guardare. D’altronde la letteratura ha questa particolare funzione catartica, che ti permette di fare esperienza di amore, odio, vendetta e perdono, senza lo scotto del reale. Ecco, mi piace pensare di poter rendere questo servizio agli altri: dare loro delle vite da vivere, senza ovviamente la pretesa di produrre chissà che grandi classici, ma con la speranza di entrare nel cuore di qualcuno.

Il libro ha cambiato qualcosa in te, oppure sei ad essere cambiato per poter scrivere il libro?
Il libro parla di un cambiamento, di una “conversione”, che è poi la conversione che sto vivendo io. Il libro è testimone di un cambiamento, più che lo strumento di esso e questo cambiamento ognuno può ravvisarlo in sé stesso, se solo è abbastanza onesto da farlo. Io non mi ritengo un uomo di grandi doti e di spiccata intelligenza: semplicemente sono uno che osserva e giudica, costantemente; specialmente sé stesso. Rivolta alla Locanda è, se vogliamo, il racconto di un uomo che ritrova le ragioni per amare questo mondo e chi lo abita, che riscopre il piacere delle piccole cose, i valori dell’amicizia e della fede. Tutto questo grazie ad una persona che lo trascina, spesso fisicamente, a destra e a sinistra per mostrargli che per ciò che si ama, vale sempre la pena lottare.

Spesso sono le cose semplici a dare maggiore soddisfazioni, è inutile affannarsi nel cercare sempre la “cosa” più complicata.
Rivolta alla Locanda è un po’ questo, una “cosa” che hai sotto il naso, ma che non sai cogliere. Intenso, profondo e ricco di passione, tutto ciò che serve oggi per essere in qualche modo felici.

Mfp 

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