#ModiDiDireBiellesi – Buoni o malvagi? Scopriamo i biellesi e i loro modi di dire

Quanto sono buoni i Biellesi? Quanto invece sanno essere malvagi?
E come lo esprimono a parole? Per rispondere a queste domande, abbiamo stilato una lista di dieci modi dialettali, per “testare” la bontà o la malvagità degli indigeni lanieri.

1) A Torrazzo dicono: “chi ca fa dal bèn a l’a gnènti da tëmmi”. (chi fa del bene non ha nulla da temere).

2) In quel di Sordevolo si dice: “par mal vènta rèndi bén”. (bisogna ricambiare il male con il bene).

3) Nelle zone di Zimone si rammenta: “sa ‘t fè bèn at tróvi bèn, sa ‘t fè mal at tróvi mal”. (se fai bene ricevi bene, se fai male ricevi male).

4) A Campiglia Cervo, la persona buona che riceve un affronto dice: “a l’è méi ricéve che dé”. (è meglio ricevere che dare).

5) La sú a Montesinaro, nella zona di Piedicavallo, di una persona che nuocerebbe se ne avesse la possibilità, dicono: “se la rana a l’éisa i dènt la mang-ria {o la murdia} tüta la gènt”. (se la rana avesse i denti mancherebbe {o morderebbe} tutti).

6) Il luogo comune mondiale delle persone cattive, che a Masserano indicano così: “i èrbe grame crëssu dapartüt”. (le male erbe crescono ovunque).

7) Legge di vita a Torrazzo: “al mal fé ‘l pó gni düré”. (non si può continuare a fare del male impunemente).

8) A Pollone citano pure il padrone degli inferi: “al diau al iüta i sò”. (il diavolo aiuta i suoi seguaci).

9) Nella zona di Masserano dicono di un personaggio non propriamente corretto: “par ün trist scènt a nu patìs”. (per colpa di un malvagio cento patiscono).

10) Buoni o malvagi che siano, una volta entrato nel cuore di un biellese, scopri una persona eccezionale.

Mfp

Fotografia gentilmente concessa da Alberto Ramella.