#IPensieriDiEdo – Che Biella sarebbe senza montagne?

Sarà capitato a molti biellesi, recandosi a lavoro o tornando a casa dopo una giornata di fatiche, di soffermarsi ad ammirare la magnificenza e la purezza di quell’abbraccio naturale che sono le nostre alpi. In questo ferro di cavallo roccioso, verdeggiante d’estate e candido d’inverno, ci si sente protetti come da una madre premurosa. La presenza delle montagne è per il biellese tanto certa e rassicurante quanto lo è il sorgere del sole ad est.

Io personalmente faccio sempre una gran fatica ad abituarmi alla loro assenza, quando viaggio. Mi sento infatti nudo, privo di qualcosa di essenziale, come se mi avessero tolto i vestiti e gettato in mezzo a una strada, sotto gli occhi giudicanti di tutti. È una questione che è spirituale e fisica allo stesso tempo: si viene colti dalla stessa malinconia da cui viene colto l’amante quando è lontano dalla sua amata e che stringe lo stomaco come in una impietosa morsa, o da quella stessa tristezza che prova il giovane uomo il quale lascia la sua casa e le cure dei suoi genitori per avventurarsi nel mondo.

I monti sono in sostanza parte integrante della nostra terra. Ne sono lo scheletro, l’ossatura e al contempo il cuore pulsante. Non è possibile, penso, immaginare Biella senza le sue cime.

È famoso lo slogan commerciale che recita: “Che mondo sarebbe senza Nutella?”. Ebbene, riadattandolo maldestramente si potrebbe dire: “Che Biella sarebbe senza montagne?”. 

Edo

Fotografia gentilmente concessa da Alberto Ramella.

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