#ScrittoriBiellesi – “Mentre scrivevo ho lasciato fluire la scrittura, avendo l’impressione che si scrivesse quasi da solo”. Irene Belloni racconta il suo libro: “L’occhio di Horus”

Tra mistero e occulto il nuovo libro di Irene Belloni, “L’occhio di Horus”, trasporta i lettori attraverso un viaggio nel quale l’esoterico paesino Rosazza diventa protagonista. La scrittrice nata a Biella, ha messo dentro questa nuova pubblicazione anche un po’; di se stessa, del suo io; più profondo, optando inoltre per una edizione del proprio tomo del tutto autonoma.

Irene, raccontaci qualcosa di te…
Sono una insegnante ricercatrice, appassionata dell’esoterismo e della storia. Mi piacciono i misteri e tutto quello che crea una aurea di mistero attorno a loro.

Perché hai scelto una pubblicazione autonoma, e come mai questo titolo così enigmatico?
Ho scelto di autopubblicarmi questo libro, perché in questa maniera mi posso sentire molto più vicina al lettore. Creando così un contatto diretto, come se un filo immaginario mi legasse ad ognuno di loro. Il titolo deriva dall’importanza che questo simbolo ha per me e dal fatto che sia presente in quasi tutte le culture. Inoltre, questo simbolo ha un fascino molto particolare sotto molti aspetti.

Come è nato L’occhio di Horus?
Dopo un sogno, un particolare sogno che non avevo mai fatto prima. Il passo successivo, ovvero la sua stesura, è arrivato di getto e quasi come si scrivesse da solo. I capitoli poi una volta iniziato, li ho scritti sempre in giro tra parchi e zone del Biellese. La particolarità del libro oltre a quello di essere nato dopo un sogno e che è nato in una completa solitudine. Ossia, mentre lo scrivevo, mi trovavo isolata dal mondo e immersa nei miei pensieri.

L’occhio di Horus, ha cambiato la Irene che conoscevi già?
Sì. Mi ha aiutato a capire che c’è ancora qualcosa di più profondo in me, quasi come se avessi compiuto un viaggio di cent’anni dentro me stessa. Ho scoperto nuove cose sul mio “io” e arricchendo il mio bagaglio culturale, sociale e sentimentale.

Un libro unico e raro, così si potrebbe descrivere L’occhio di Horus. Un tomo che esce dagli schemi della letteratura romanzata-fantascientifica, perché c’è molto di Irene e nella sua intervista questo traspare in maniera evidente. Il libro possiamo dire che è quasi tutto biellese, poiché anche nella sua copertina è raffigurato un quadro di un artista biellese, ovvero Riccardo Gambi. L’occhio di Horus è esoterico anche nella sua composizione, infatti, Irene ha voluto utilizzare gli stessi colori che rappresentano il dipinto in copertina: la Nigredo, l’Albedo e la Rubedo. 

Mfp

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