#CuriositàBiellesi – I dieci termini “doc” per riconoscere un vero biellese

Molto differenzia le popolazioni italiche, e tra queste innumerevoli differenze, si annovera quella linguistica. Ogni regione ha i propri dialetti e modi di dire. Ad esempio in Piemonte i modi in cui si dicono determinate cose, variano di provincia in provincia.
Nel Biellese il dialetto seppur simile a quello vercellese o torinese, contiene al suo interno dei termini che nessun altro piemontese sa. Allora quali sono i termini peculiari che i Biellesi coltivano da generazioni e in modo “geloso”, in modo da mantenere quella biellesità che li contraddistingue? L’elenco è puramente casuale e non segue alcun tipo di ordine.

1) Patalüc. Tradotto in “patalucco”, indica sciocco o stupidello. Usato quando un nostro interlocutore dice o afferma una cavolata.

2) Bogè nen. “Stare fermo”, è molto tipico del territorio laniero, suona quasi come un motto locale. Difatti, i biellesi sono famosi per la loro fermezza e proverbiale intraprendenza nel non scendere giù nel vercellese, ma stare fermi a casa loro.

3) Gautee. Letteralmente “togliti”, sta ad indicare un modo di dire netto e deciso, verso chi ci sta davanti e non si toglie. L’espressione raggiunge il suo massimo se a bordo di un mezzo di locomozione, lo si urla con veemenza… del tipo “gauteeeee da lì”.

4) La picolla la pell dal ca sdiscolla. Indica la persona pesante e appiccicosa. Viene utilizzato molto dalle mamme, quando i loro piccoli pargoli stanno sempre attaccati come dei veri geki.

5) Stame su da doss. Stammi su da dosso. Detto molto vario in regione, viene usato dai lanieri per “scollare” quegli esseri umani, un po’ troppo pesanti e appiccicosi.

6) Viva la Bièla o Alè Bièla. Viva la Biella. Usato nei momenti sportivi o di incitamento verso la propria città, sta a indicare il forte senso di appartenenza e attaccamento che i biellesi hanno verso il proprio territorio.

7) Date n’ande. Indicativo del “datti una mossa”, viene usato per spronare o cacciare chi non si sposta.

8) Quand al Mucrun a là al capel o ca fa brut o ca fa bel. Tradotto in “quando al Mucrone ha il cappello o fa brutto o fa bello”. Il significato in se è nullo o quasi, solitamente si usa come espressione per indicare lo stato a Biella.

9) Lung me la quaresima. Tradotto in “lungo come la quaresima”, indica chi impiega una vita a fare quello che gli chiedi. Usato spesso dal genere femminile per rimarcare il tempo che un uomo ci mette a fare, quello che gli è stato chiesto.

10) Cuand ca la merda la munta la scagn o ca la spusa o ca la fa dagn. Tradotto in “quando uno acquista potere si monta la testa e fa danni”, non serve la spiegazione, poiché si commenta da sola.

Questi sono solo alcuni, tranquilli che se il vostro modo di dire non c’è, arriverà prossimamente. Il Biellese trova sempre un modo per contraddistinguersi…
Per questi 10 modi vogliamo ringraziare i biellesi Monica Lavino, Alberto Belli ed il “prof” Alberto Ramella, per la loro collaborazione nella ricerca dei termini.  

Mfp

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